BAD GUY di Kim Ki-Duk

Quest’opera di Kim-Ki Duk parla di amore malato, infetto, sadico. La spietata evoluzione sociale di Sun-Hwa, ventunenne ragazza di Seoul, in un ambiente marcio e perverso, simboleggiato magnificamente dal personaggio cardine di questa storia, il “bad guy” Han-Gi, che se innamora e la trascina in un vortice di prostituzione e crudeltà, privandola di una dignità e rendendola schiava dello stesso “tainted love” da cui nasce l’intera situazione. Un forte legame che nasce dal disprezzo assoluto, una poetica degenere che si ciba degli aspetti più morbosi e abietti dell’animo umano. E così seguiamo questa triste vicenda nel suo dipanarsi fra opposti ed estremizzazioni: Han-Gi costringe la donna a prostituirsi ma non lo vedremo mai consumare un atto fisico con lei, se escludiamo il violento bacio che fa da incipit al racconto, la stessa Sun-Hwa rifiuta il mestiere che gli viene imposto per poi rifiutare di distaccarsene quando uno dei protettori la lascia libera. Le figure e i ruoli mutano, si intersecano, come le immagini dei protagonisti che si fondono in uno specchio che, da mezzo voyueristico, si eleva a simbolo di un’alienazione e di un distacco che fa dello sguardo l’unico collante per le emozioni viscerali dei personaggi. A questo racconto, poi, fa da cornice uno stupendo complesso di simbologie e rimandi. Un continuo richiamo al cinema dei padri per quanto riguarda lo stile visivo e alla filmografia del regista per le tematiche trattate. Ritroviamo così molti punti in comune con le altre opere: il protagonista silenzioso, la violenza cruda ma osservata con occhio distaccato, l’incedere inevitabile della Natura, l’amore anormale e disturbante che, per molti versi, è l’esatto contrario del rapporto puro e in estrema sintonia dei protagonisti di Ferro 3. L’occhio registico di Kim Ki-Duk non è mai compiaciuto. E’ rivelatore. Soppesa le emozioni umane distaccandosi dagli avvenimenti che ne sono causa, dilata le sensazioni visive fino a condensarle in simboli pittorici (basti pensare al suo affetto per Egon Schiele, i cui quadri assumono un impulso di predestinazione nei confronti dei due amanti), provoca repulsione quando ci si aspetta delicatezza (il vomito, la violenta scoperta della voce di Han-Gi, il prostituirsi in riva al mare), destabilizza lo spettatore con continui capovolgimenti del senso morale. Nella sconvolgente anormalità delle situazioni, metafore del mondo moderno e delle sue insensatezze, il regista coreano cerca la reale indole dell’uomo, un’innocenza sopita nel profondo del cuore ma mai realmente scomparsa. Il tutto con una passione e una purezza visiva che difficilmente siamo in grado di trovare nei registi occidentali.

Partorito in modo insano da: abysso a giugno 07, 2005 16:15 | link | commenti (2) |
cinema, film, kimkiduk


Commenti
#1   08 Giugno 2005 - 00:07
 
ferro3...love *__*
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#2   08 Giugno 2005 - 03:18
 
tutto Kim Ki-Duk è da amare alla follia, ma ho trovato Bad Guy più intenso di Iron3, che ha comunque il pregio di aver fatto conoscere in modo più massiccio la figura del regista al pubblico occidentale.

...cazzo, ma sono le 3 passate!
ed io che volevo scrivere qualcosa su Intervista Col Vampiro...
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente abysso

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